Un principio non scritto che dovrebbe guidare i rappresentanti istituzionali è la tutela della coesione di una comunità. Un’onorificenza comunale, per sua natura, nasce per unire, per celebrare valori condivisi e per rispecchiare i sentimenti di un intero corpo sociale. A Pacentro, invece, questo legame si potrebbe spezzare. Il conferimento della cittadinanza onoraria a Mike Pompeo, figura divisiva e simbolo di un militarismo oltranzista, potrebbe rappresentare una ferita profonda nella società civile di un borgo che dovrebbe farsi interprete di pace e dialogo, anziché prestarsi a operazioni che ne frammentano l’identità.

La cittadinanza onoraria non è compatibile eticamente con il colonialismo, il militarismo e il nazionalismo
Il Consigliere di maggioranza Antonio De Capite Mancini ha tentato una difesa d’ufficio con le seguenti parole: “Le onorificenze si danno per uno specifico fatto e non per le opinioni di un personaggio”. Benissimo. Restiamo ai fatti, allora. Quale sarebbe il grande contributo di Mike Pompeo alla causa dell’umanità o, nello specifico, di Pacentro? Forse una scoperta scientifica alla Rita Levi Montalcini? Un’opera letteraria immortale? No.
Il “fatto” sarebbe una visita a Pacentro. Per giustificare l’onorificenza si è scomodata persino la Divina Commedia, in un tentativo di infarcire di retorica un atto di concessione vuoto di contenuti. Se dobbiamo citare i grandi classici per una passeggiata trumpiana, cosa dovremmo tirare in ballo per descrivere il genocidio del popolo palestinese? La realtà è che l’unico merito di Pompeo è politico. È inutile girarci intorno.
Per conferire l’inconferibile, scusate il gioco di parole, la Giunta ha dovuto fare il lavoro del sarto: ha preso il vecchio Regolamento per la Concessione della Cittadinanza Onoraria e lo ha letteralmente stravolto. Prima, per una scelta così importante, era necessaria la maggioranza qualificata (ovvero maggioranza e opposizione d’accordo). Un principio sano, volto a garantire che l’onorificenza rispecchiasse sentimenti unanimemente condivisi.
Oggi, con il nuovo regolamento “su misura”, è sufficiente la maggioranza semplice. La cittadinanza onoraria, da simbolo di unità, è diventata un’arma divisiva, un trofeo politico (“Abbiamo rispettato il programma di elettorale”) sbattuto in faccia a quella parte di cittadinanza che non ci sta a vedere il nome di Pacentro accostato all’amico di Trump.
Il vecchio Regolamento all’articolo 4 disponeva che, a tutela della coesione sociale, vietava espressamente onorificenze basate su motivazioni divisive o in favore di chi ricopre cariche politiche alla presentazione della richiesta. Il Cittadino Pompeo, attualmente, non ha incarichi politici, ma è pur vero che, cinicamente, ha dichiarato: “Dobbiamo assicurarci che la storia venga raccontata correttamente, in modo che quando i libri di storia scriveranno questo, non parlino delle vittime di Gaza”.

Immondo. Non c’è altra parola per definire il tentativo di cancellare il dolore di un popolo. Pacentro meritava di meglio. Meritava un’onorificenza che parlasse di vita non una cittadinanza che puzza colonialismo, militarismo e nazionalismo. Soltanto questi tre mali rischiano di accendere la miccia della terza guerra mondiale.




